



L’insegnante apre la discussione allo scopo di guidare gli studenti ad analizzare quanto viene descritto nel testo e a verificarlo con strumenti grafici o con un software di geometria. Invita poi a ricercare e a costruire casi analoghi, ovvero triangoli rettangoli in cui i lati hanno misure espresse da numeri interi.
b) Facendo riferimento alla Figura 2a, si può dare anche una dimostrazione che utilizza il calcolo algebrico. Se a, b, c sono rispettivamente le misure dell’ipotenusa e dei cateti del triangolo ABC allora l’area del quadrato AEFL è (b+c)^2, che si può anche ottenere come somma delle aree dei quattro triangoli rettangoli uguali a ABC e del quadrato costruito sull’ipotenusa BC, ovvero 4 (bc/2) + a^2. Uguagliando le espressioni algebriche che esprimono l’area del quadrato AEFL si ottiene l’uguaglianza b^2 + c^2 = a^2.
d) L’insegnante può anche proporre la seguente dimostrazione (figura 4).
È dato il triangolo rettangolo ACB; si costruiscono i quadrati sui cateti e sull’ipotenusa, si traccia l’altezza relativa all’ipotenusa che interseca BC in H e FE in P. Sapendo che il quadrato LABG è equivalente al rettangolo BHPF, perché entrambi sono equivalenti al parallelogramma ABST (primo teorema di Euclide) e che il quadrato AQRC è equivalente al rettangolo HCEP, perché entrambi equivalenti al parallelogramma TKCA, si ottiene la tesi.
Si può chiedere agli studenti se ritengono questo procedimento equivalente a quanto visto finora o se osservano qualche differenza. L’insegnante li guida a concludere che quanto fatto dagli Egiziani rappresenta l’operazione inversa. Le attività svolte in precedenza conducono alla dimostrazione di una proprietà dei triangoli rettangoli (il teorema di Pitagora), mentre il modo di procedere degli Egiziani si fonda sull’enunciato inverso: se i lati di un triangolo hanno misure tali che la somma dei quadrati di due è uguale al quadrato della terza allora il triangolo è rettangolo.
Se l’angolo in A formato dai lati minori non è retto (nella Figura 6 si suppone acuto), allora si può tracciare da uno dei vertici del lato più lungo (B) la perpendicolare al lato opposto (AC); si ottiene così un triangolo rettangolo (CBH), ma si viene a formare anche un triangolo rettangolo (AHB) in cui, applicando il teorema di Pitagora (dimostrato in precedenza), il cateto (BH) ha lunghezza uguale all’ipotenusa (AB) e questo non è possibile. L’angolo (in A) formato dai lati minori del triangolo dato deve essere retto.
Ecco come Einstein ricorda il suo primo incontro con il teorema:
Sapete che..???
Quello che modernamente conosciamo come teorema di Pitagora viene solitamente attribuito al noto filosofo e matematico Pitagora. In realtà il suo enunciato (ma non la sua dimostrazione) era già noto agli egizi e ai babilonesi, ed era forse conosciuto anche in Cina ed in India. La dimostrazione del teorema è invece con ogni probabilità successiva a Pitagora.
DIMOSTRAZIONE
o, in alternativa, risolvendolo per c:
Da cui si ricavano i rispettivi cateti:
e
Inversamente, ogni triangolo in cui i tre lati verificano questa proprietà è rettangolo: questo teorema, con la sua dimostrazione, appare negli Elementi immediatamente dopo il teorema di Pitagora stesso.