domenica 15 giugno 2008

Pitagora: "tutto è numero"

Pitagora e la scuola pitagorica
E’ difficile sepa­rare la storia dalla leggenda quando si parla di Pitagora: matematico, astronomo, fílosofo, santo, profeta, mago, Pitagora nacque a Samo, una delle isole del Dodecanneso, nel VI secolo a.C. Dopo lunghe peregrinazioni, si stabilì a Crotone, sulla costa sud­orientale di quella parte di Italia a quei tempi chia­mata Magna Grecia.










Qui egli fondò una società se­greta, che aveva come base gli studi matematici e fi­losofici, ma presentava anche forti caratteri morali e religiosi. Il fatto che la figura di Pitagora sia sempre rima­sta avvolta nel mistero è dovuto anche alla rigida segretezza della scuola da lui creata, all'interno della quale le conoscenze (come le proprietà) era­no in comune, e le scoperte fatte erano patrimo­nio di tutti e non venivano attribuite ad alcuno in modo specifico. Misticismo, tabù... e tanta matematica! I membri della scuola pitagorica erano tenuti a una rigida disciplina, alla ricerca della purificazione dell'anima attraverso un rigoroso regime fisico e riti religiosi. Ai pitagorici veniva imposta una die­ta vegetariana: pare infatti che essi credessero nel­la teoria della metempsicosi, ossia della trasmigra­zione delle anime, e avessero quindi il timore che l'anima di un amico morto potesse aver dimora in un animale macellato. L’appartenenza alla scuola durava per tutta la vita ed era concessa ai soli uo­mini, ma le donne (cosa notevole per l'epoca) era­no ammesse alle lezioni. Gli allievi della scuola di Pitagora studiavano geo­metria, musica, astronomia e matematica; non uti­lizzavano libri e le conoscenze venivano trasmesse oralmente. Essi dovevano esercitare la memoria. Al mattino appena svegli, ripassavano: riportavano alla mente tutti gli avvenimenti vissuti il giorno prima. Cercavano di ricordare esattamente che cosa avevano detto, visto, fatto...











Per i pitagorici, i numeri erano il fon­damento di tutte le conoscenze ma, quando essi parlavano di numeri, intendevano solamente i numeri naturali. I numeri venivano rappresentati con sassolini disposti in modo che ad ogni numero corri­spondesse una figura geo­metrica; nella scuola pitagorica si parlava dunque di:

numeri triangolari




numeri quadrangolari




numeri pentagonali










I pitagorici svilupparono un vero e proprio culto del numero: immaginavano che i numeri dispari avessero attributi ma­schili e i numeri pari at­tributi femminili; il nu­mero uno (generatore di tutti i numeri) era il nu­mero della ragione; il nu­mero due (primo nume­ro femminile) era il nu­mero dell’opinione; tre (primo vero numero maschile) era il numero dell'armonia; cinque era il numero del matrimonio, l'unione del primo ve­ro numero maschile con il primo numero femmini­le.Ciascun numero possedeva attributi particolari, ma il più sacro di tutti era il numero dieci,la sacra decade, somma dei primi quattro numeri e rappre­sentante dell'intero universo.

Nessun commento: